
la sla su wikipedia ?
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Le
conseguenze di questa malattia sono la perdita progressiva e irreversibile della
normale capacità di deglutizione (disfagia), dell'articolazione della parola
(disartria) e del controllo dei muscoli scheletrici, con una paralisi che può
avere un'estensione variabile, fino alla compromissione dei muscoli
respiratori, alla necessità di ventilazione assistita e quindi alla morte. La
SLA non altera le funzioni cognitive, sensoriali, sessuali e sfinteriali del
malato.
Verosimilmente
si tratta di una malattia ad origine multifattoriale. Attualmente le ipotesi
più accreditate per spiegare la degenerazione neuronale sono due: un danno di
tipo eccitotossico, dovuto ad un eccesso di Glutammato, e un danno di tipo
ossidativo, dovuto ad uno squilibrio tra sostanze ossidanti e sostanze
riducenti nel microambiente che circonda i motoneuroni colpiti.
Circa
il 25% dei casi di SLA sono ad "inizio bulbare". Questi pazienti
all'inizio notano difficoltà nell' articolare la parola e le frasi (disartria),
sino ad arrivare alla perdita della comunicazione verbale (anartria). Può anche
essere presente un problema di motilità delle corde vocali che determina a
volte disfonia. Può essere presente una crescente difficoltà ad ingoiare
liquidi, solidi o entrambi (disfagia). La lingua può presentarsi atrofica, e
con fascicolazioni in seguito all' interessamento del XII nervo cranico. Spesso
è presente una facile stancabilità dei muscoli della masticazione (EUS), che
insieme alla disfagia è spesso responsabile di dimagrimento e malnutrizione (si
rende quindi necessaria un intervento per impianto PEG). Segni del coinvolgimento
del primo motoneurone includono il progressivo irrigidimento dei muscoli
(spasticità) e la presenza di riflessi esagerati (iperreflessia) o di riflessi
patologici (alluci muti, segno di Hoffmann, segno di Babinski). Segni di danno
del secondo motoneurone sono la presenza di ipo-atrofia dei muscoli da questo
innervati, fascicolazioni (guizzi muscolari percepibili sotto cute), crampi
muscolari, riduzione del tono muscolare e dei riflessi osteotendinei.
Circa
il 15–45% dei pazienti sperimenta il cosiddetto "effetto
pseudobulbare", conosciuta anche come "labilità emotiva", che
consiste in attacchi di riso incontrollabile oppure pianto.
Via
via che il diaframma ed i muscoli intercostali si indeboliscono, la capacità
vitale e la pressione inspiratoria forzata diminuiscono. La ventilazione CPAP
oppure quella a pressione positiva Bilevel (a cui frequentemente ci si
riferisce con l'acronimo BiPAP) è frequentemente utilizzata per sostenere la
respirazione, inizialmente soltanto di notte, e con l'aggravarsi della malattia
anche di giorno: la maggior parte delle persone con SLA muoiono in seguito ad
insufficienza polmonare o all'insorgere di polmonite, e non direttamente per la
malattia.
Dal
momento che i sintomi della SLA possono essere simili a quelli di una larga
varietà di altre malattie o disordini più trattabili, devono essere condotti
test appropriati per escludere la possibilità di altre condizioni. Una di
queste prove è l'elettromiografia (EMG), una tecnica di registrazione speciale
che rileva l'attività elettrica provocata o spontanea nei muscoli.
Diagnosi
differenziale con le miopatie
Basandosi
sui sintomi dei pazienti ed i dati provenienti dall' esame, il medico curante
può richiedere ulteriori esami su campioni di sangue ed urine, per eliminare la
possibilità di altre malattie così come esami di laboratorio di
"routine". In alcuni casi, ad esempio, se un medico sospetta che il
paziente può avere una miopatia piuttosto che una SLA, può allora richiedere
una biopsia muscolare per riscontrare eventuali malattie atrofiche,
degenerative o infiammatorie.
Diagnosi
differenziale con malattie infettive
Malattie
infettive come quelle causate dal virus dell'immunodeficienza umana (HIV), il
virus della leucemia a cellule T (HTLV), la malattia di Lyme, la sifilide[1] e
la encefalite da zecche [2] possono in alcuni casi causare sintomi simili alla
SLA.
Affezioni
neurologiche come la sclerosi multipla, la sindrome post-postmielitica, la
neuropatia motoria multifocale, e l' atrofia muscolare spinale possono mimare
certi aspetti della malattia nota come SLA e devono essere considerate come
alternative diagnostiche dai medici che tentano di porre una diagnosi.
Dal
2006 sono disponibili sperimentalmente marcatori biologici per la diagnosi
Recentemente
ricercatori della Mount Sinai School of Medicine hanno identificato tre
proteine che si trovano a concentrazioni significativamente inferiori rispetto
a qulle nei pazienti sani nel liquor cefalorachidiano di pazienti affetti da
SLA. La misura dei livelli nel CSF di queste tre proteine si è rivelata un
indice accurato al 95% per la diagnosi di SLA. Questi sono i primi marcatori
biologici disponibili per la diagnosi di questa malattia e potrebbero essere i
primi strumenti per poter confermare la diagnosi di SLA [4].
Fondamentalmente,
la causa della SLA è ignota. Un importante passo avanti verso una risposta
della questione avvenne nel 1993, quando alcuni scienziati scoprirono che
mutazioni nel gene che produce la superossido dismutasi Cu/Zn (nota anche come
enzima SOD1) erano associate con alcuni casi di SLA familiare (~20%). Questo
enzima è un potente antiossidante che protegge il corpo dai danni causati dal
superossido, un radicale libero tossico.
Altri
studi si sono focalizzati sul ruolo del glutammato nella degenerazione del
motoneurone. L'amminoacido noto come acido glutammico è uno dei messaggeri
chimici, noti col nome di neurotrasmettitore nel cervello. Gli scienziati hanno
scoperto, che rispetto alla popolazione sana, i pazienti con SLA hanno livelli
più alti di glutammato nel plasma sanguigno e nel fluido cerebro-spinale. Studi
di laboratorio hanno dimostrato che i neuroni cominciano a morire
progressivamente quando vengono esposti per lunghi periodi a quantità eccessive
di glutammato (eccitotossicità).
Trattamento
con riluzolo
Finora non è stato scoperta alcuna cura definitiva per la
SLA. Nonostante questo, la Food and Drug Administration (FDA) ha approvato il
primo trattamento farmacologico per la malattia: il riluzolo (Rilutek). Si
pensa che il Riluzolo possa ridurre il danno ai motoneuroni, perché riduce il
rilascio di glutammato. Test clinici in pazienti con SLA hanno mostrato che il
riluzolo prolunga la sopravvivenza di alcuni mesi o anni, e può estendere il
tempo di sopravvivenza soprattutto nei pazienti con SLA ad inizio bulbare. Il
farmaco estende anche il tempo durante il quale il paziente può rimanere libero
dal supporto ventilatorio. Il riluzolo non può invertire il danno subito dai
motoneuroni, ed i pazienti che prendono il farmaco devono essere monitorizzati
per il danno epatico ed altri possibili effetti collaterali. Comunque, questa
prima terapia specifica per la malattia, offre la speranza che la progressione
della SLA possa un giorno essere rallentata da nuovi farmaci o combinazioni di
essi.
Il
gene del mutante SOD1 è responsabile della SLA in un sottoinsieme del 10% di
tutti i pazienti di SLA che soffrono dalla forma familiare, o genetica, della
malattia.